La carenza del personale medico in Italia. L’esodo dei medici e le lacune del SSN.

Si moltiplicano sempre di più gli articoli e gli allarmi sulla carenza del personale medico in Italia, sia a livello ospedaliero che a livello di assistenza ambulatoriale sul territorio. E’ una situazione che si sviluppa da diversi anni, assumendo proporzioni sempre maggiori. Le facoltà e le scuole di specialità continuano ad accogliere studenti e specializzandi ma il risultato, catalizzato dal calo dei posti occupati, sembra oramai incontrovertibile.

Il 30 marzo scorso, l’ANSA riporta le parole del governatore della regione Puglia, sconcertato e deluso dalla mancanza di effettivi in diversi nosocomi del suo territorio, dovuta alla carenza di candidati e all’assenza di riforme strutturali a livello nazionale per risanare il Sistema Sanitario.

L’ASSOMED, Associazione dei Medici Dirigenti, ha recentemente pubblicato lo studio ANAAO, che disegna la mappa delle carenze dei medici specialisti in Italia. Il rapporto sottolinea come l’Italia è il Paese europeo con la popolazione medica più vecchia, dove il 54% dei professionisti ha un’età superiore a 55 anni, citando tra l’altro dati diffusi da Eurostat. ASSOMED stima che, se il 75% dei medici specialisti sceglie di lavorare per il Sistema Sanitario Nazionale, il restante 25% opta per altre vie, tra le quali il prosieguo della carriera in uno Stato estero. Il rapporto conclude evidenziando la mancanza di candidati ai concorsi, il ricorso ai cosiddetti medici a gettone, realtà altresì descritta su La Stampa in un articolo del 4 marzo scorso, l’alto numero di medici in età pensionabile e l’assenza di un ricambio sufficiente. ASSOMED propone una serie di misure per far fronte all’emergenza, misure generiche, peraltro conosciute e ripetute da altre fonti.

La FIASO (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere), in un rapporto pubblicato nell’agosto scorso, anticipa in parte i dati sottolineati da ASSOMED, proponendo a sua volta delle misure correttive strutturali. Molte piste evocate riguardano l’inserimento di neo-laureati in percorsi formativi ad hoc, al fine di organizzare meglio l’assistenza, soprattutto per i pazienti cronici, nonché un aumento degli investimenti nel Sistema Sanitario per incrementare le assunzioni.

Il ministro Bussetti, intervistato recentemente da Repubblica.it, spiega come, a livello ministeriale e governativo, le borse per aprire nuovi posti a neo-laureati, affinché intraprendano una formazione specialistica, sono e saranno ulteriormente incrementate, aumentando d’altro canto l’ingresso di più studenti in facoltà, per formare un maggior numero di giovani medici.

In realtà, i problemi strutturali si trovano probabilmente altrove e sono sottolineati da più parti, senza peraltro essere sufficientemente assimilati o considerati da chi di dovere.

La realtà italiana ha dei percorsi formativi che potrebbero essere adeguati, se sfruttati e applicati come ciò dovrebbe essere fatto. E’ poi quasi scontato ricordare che la retribuzione di uno specialista nel servizio pubblico non è certamente all’altezza delle sue aspettative, se si considera l’investimento formativo del medico in termini di anni di studio e le responsabilità che gravano sulla sua attività.

In effetti, come sottolineato da AssoMedIF, gli aspetti giuridici che pendono sulla professione, rendono ancora più gravosa la quotidianità del medico in Italia.

Il rapporto della Fondazione GIMBE , pubblicato nel giugno scorso, affronta vari temi per sottolineare i molteplici punti di carenza del Sistema Sanitario Nazionale. La fondazione cita la legge sulla responsabilità professionale, dell’8 marzo 2017, qui trattata in un precedente articolo, sottolineando il fatto che la medicina difensiva, espressa tra l’altro dall’inappropriatezza di diverse prestazioni medico-chirurgiche, contribuisce ad accrescere il livello degli sprechi. Come analoghi studi che trattano di questa problematica, anche il rapporto GIMBE indica, fra le strategie da adottare per migliorare le performance del Sistema e controllarne le derive finanziarie, il “rilancio delle politiche per il personale sanitario: stabilizzazioni, nuove assunzioni, adeguamenti salariali a standard europei”.

Tale rapporto sembra, fra i tanti, particolarmente esaustivo e completo, analizzando la multifattorialità del soggetto trattato. Nonostante ciò, il documento, realizzando piuttosto delle valutazioni economiche, analizza solo marginalmente alcuni aspetti pratici della vita professionale del medico che un così grande impatto hanno sul livello di efficienza di un sistema sanitario quale è il nostro.

Non bisogna dimenticare infatti che, in molte realtà, gli specializzandi non sono sufficientemente responsabilizzati o, vedendo la cosa da un altro angolo, sono eccessivamente tutelati dal punto di vista decisionale, anche a causa della mancanza di un quadro giuridico adeguato, elemento che si traduce in una progressione rallentata sia dal punto di vista dell’evoluzione professionale che dell’esperienza personale.

Citando questi principali elementi, non sufficientemente trattati negli articoli e nelle interviste che si susseguono sui media e sui social, benché non siano i soli fattori responsabili delle carenze strutturali del SSN, AssoMedIF vuole sottolineare una distorsione o quantomeno una visione parziale del problema della carenza dei medici in Italia, ribadendo che una tale percezione della questione non fa che rendere limitate e inefficaci a lungo termine le misure e le proposte attualmente in studio.

Anche in Francia il problema della carenza del personale medico nel servizio pubblico è presente. Il contesto francese è tuttavia dissimile dalla realtà italiana e i due sistemi sanitari non sono identici.

Nonostante cio’, per un professionista, la realtà francese è comunque più attrattiva di quella italiana. E’ opportuno ricordare i tre elementi che spesso spingono un medico italiano a lasciare il Belpaese, oltre al fatto di effettuare una nuova esperienza professionale e formativa, come una migliore remunerazione, una formazione pratica per i giovani medici che comincia prestissimo rispetto agli standard italiani e una, assolutamente non trascurabile, migliore tutela della professione dal punto di vista giuridico.

Se le istituzioni italiane non si rendono conto che, oltre alla famosa “quota 100” e alla necessità di aumentare i posti in facoltà e in specialità, altre questioni dovranno essere affrontate, il problema della carenza del personale medico non farà che aggravarsi.

 

Intervista ANSA.it a Michele Emiliano

Studio ANAAO

La Stampa. Sempre meno medici negli ospedali.

Rapporto FIASO

Intervista del Ministro Bussetti

Rapporto della Fondazione GIMBE

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...